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Biancaneve e… i sei aggettivi

Biancaneve e i sette nani, nota fiaba dei fratelli Grimm, ispirò il primo lungometraggio animato di W. Disney.  In questo lavoro, durato tre anni, pare che la grande sfida fosse stata proprio la creazione dei nani. A differenza del testo originale dei Grimm, infatti, questa volta ognuno dei nani avrebbe dovuto essere dotato di una spiccata personalità, inequivocabilmente espressa nel proprio nome. E così fu. Nel film di Disney, Biancaneve – a conoscenza dei nomi ma non dei volti, riesce a indovinare l’identità di tutti al primo incontro.

Nella versione inglese, tutti i nomi ad eccezione di Doc (abbreviazione di doctor, dottore), sono in realtà semplici aggettivi, quasi tutti formati aggiungendo il suffisso –y a un sostantivo. Iniziamo dai più semplici:
* sleep = sonno. Sleep+y => sleepy  = sonnolento.
* dope = persona stupida. Dope+y => dopey = inebetito, intontito.
* grump = persona scontrosa. Grump+y => grumpy = scontroso, irritabile.

Se invece il sostantivo termina in e come nel caso di sneeze, starnuto, la e finale viene omessa prima di aggiungere il suffisso y:
* sneeze = starnuto. Sneeze-e+y => sneezy = caratteristica di chi starnutisce molto.
Oppure (v. vignetta in basso):
* sleaze = malcostume. Sleaze-e+y => sleazy = immorale, pervertito.

Happy = contento, allegro, è un aggettivo tra i più diffusi, e lo conoscerete senza dubbio (mai sentito parlare di happy hour?). La radice di questo aggettivo è però un sostantivo oramai arcaico – hap – che significa destino, fortuna; l’aggettivo happy descriveva quindi in passato una persona fortunata. Dal punto di vista grammaticale, però, la regola è rimasta tal quale: se il sostantivo è un monosillabo che termina in una vocale seguita da una consonante, quest’ultima va raddoppiata prima di aggiungere il suffisso -y.
* hap [arc.] = fortuna. Hap+p+y => happy = fortunato [arc.], allegro.
Come anche (benché non fosse il nome di un nano fiabesco):
* fun = divertimento. Fun+n+y => funny = buffo.

L’ultimo nano – Bashful – timido, è tutta un’altra storia, purché sempre della stessa fiaba…

Siamo ora pronti per poter apprezzare la vignetta del disegnatore Wrong Hands 🙂ADJECTIVES -Y seven-stages-of-drinking

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Inglese in mini gruppi – cerchiamo compagni di studio

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CC-BY-SA Grégory Tonon, Flickr

 

All aboard! Salite a bordo che si parte!
Qualcuno si è già iscritto, e ora cerchiamo compagni per completare i mini gruppi di studio:
1. Principianti (o “falsi principianti”) — si inizia con le nozioni di base, andando quindi dal livello A1 per raggiungere il livello A2.
2. Corso di preparazione per l’esame Cambridge Advanced (CAE) — Si lavora non solo sul raggiungimento del livello necessario (passando dal livello B2 al C1), ma anche sulla preparazione per l’esame – esercizi, consigli, accorgimenti ecc.

I gruppi contano 2-4 studenti, rigorosamente dello stesso livello di partenza e con esigenze simili. Il livello di partenza dei candidati viene stabilito attraverso una breve valutazione, nell’ambito di un primo incontro introduttivo gratuito e senza impegno.

Per sviluppare tutte le capacità linguistiche, lavoreremo “su tutti i fronti” – vocabolario, grammatica, comprensione e produzione scritta e orale, e una pronuncia corretta. Utilizzeremo – oltre a schede e letture – materiali in audio e video, vignette e fumetti, infografiche, giochi e musica.

Studiare in piccoli gruppi è una pratica molto vantaggiosa, e non solo dal punto di vista economico: si ha la possibilità di interagire, di giocare, l’occasione di imparare dagli altri (anche dagli errori altrui), e diventa più facile mantenere l’impegno e perseverare, che è l’unico modo per vedere risultati.

Sarò io, di persona, ad impartirvi le lezioni; nessun’altro. Avendo  studiato e conseguito all’estero la mia laurea in linguistica inglese, e avendo lavorato in Italia per anni sia come insegnante di inglese, sia come revisore linguistico di testi in inglese scritti da italiani, conosco bene le difficoltà e le insidie cui vanno incontro i miei studenti – gli errori comuni di pronuncia, i vocaboli più problematici, le collocazioni lessicali e le costruzioni grammaticali italiane che possono indurvi in errore ecc. — e i modi per affrontarle.

Vi invito quindi a contattarmi per qualsiasi ulteriore informazione, o per fissare un appuntamento — l’incontro introduttivo di valutazione è gratuito e senza alcun impegno.

Gli studenti già iscritti e io vi aspettiamo!
349-6054302

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Un premio che non ha prezzo

Qualche giorno fa, su un aereo di linea italiano, l’assistente di volo annunciava, in inglese, che i premi li avremmo trovati elencati nel catalogo.

Toh!, ho pensato – o avrei potuto pensare – mentre sui voli low-cost un bicchiere d’acqua tiepida te lo fanno pagare un occhio della testa, qui ti distribuiscono non solo pasti, spuntini e bevande, ma anche premi!!

Non l’ho pensato, ovviamente, anche perché la versione italiana del suddetto annuncio parlava non di premi ma di prezzi, ed infatti poco dopo giunse il solito carrellino carico di prodotti in vendita. Niente premi, quindi !

Ma da dove nasce l’equivoco? – Nasce da due parole molto simili, in inglese, che si distinguono per una sola consonante – una sibilante – sorda in una delle parole e sonora nell’altra:

PRICE o PRIZE

/S/ / Z/

price – pronunciata /’prais/ – con la sibilante sorda, come nella parola pasta, significa prezzo;
prize – pronunciata /’praiz/ – con la sibilante sonora, come nella parola casa, significa invece premio.

Un breve dialogo, per darvi un’idea:

A: This is an excellent book! The author was awarded the Nobel prize last year.
B: Interesting. How much does it cost?
A: You can find the price on the cover.

Ora ascoltate il podcast:

A presto!
Simona

Crediti:
Etichetta-prezzo: autore – Custom Icon Design; licenza – Free for non-commercial use.
Coppa-premio: autore – WPZOOM; licenza – CC-BY-SA
Fotografia mercato libri: autore – waxorian; licenza – CC-BY-NC-ND.

Ma insomma, si dice tìtaim o titàim? Nomi composti: dove cade l’accento?

Eccoci al nostro primo “tea-time” – tradizionale merenda pomeridiana a base di tè, stuzzichini (salati e dolci) e chiacchiere. Fatevi quindi una bella tazza di tè che iniziamo… proprio dalla parola tea-time.

La parola tea-time? – mi chiederete – ma non sono due? Ebbene, sì. Sembrano due ma in realtà si tratta di una parola composta; composta, cioè, da più di una radice. Solo che in inglese le parole composte non sempre si scrivono come una singola parola; le componenti possono anche essere separate da un trattino o da uno spazio. A volte, come nel caso di tea-time, esiste più di un’ortografia corretta: anche teatime e tea time vanno bene.

Ma, ortografia a parte, oggi vi volevo parlare dell’accento tonico in queste parole, che i madrelingua italiana spesso sbagliano. In inglese, infatti, a differenza di ciò che avviene in italiano, quando una parola è composta da due radici, è in genere la prima delle due a prendere l’accento, soprattutto nei sostantivi. Qualche esempio: nei sostantivi qui in basso la radice/parola che prende l’accento è evidenziata in grassetto e la sillaba accentata è preceduta da un apostrofo:

‘grandmother (nonna), ‘babysitter (lo sapete già), ‘hot dog (wurstel), ‘easy chair, ‘armchair (entrambe poltrone), ‘herbivore, ‘carnivore, ‘omnivore…


Vignetta di wronghands CC-BY-NC-ND

… e così anche nel nostro caso – ‘tea-time.

Tutto ciò non è da sottovalutare: un accento sulla sillaba sbagliata rende difficile la comprensione dell’intera frase. In alcuni casi finiremmo per dire una cosa per un’altra, o addirittura cose insensate: se ‘hot dog è un wurstel, infatti, hot ‘dog è un cane caldo, e mentre ‘easy chair è una poltrona, easy ‘chair è una sedia facile, da contrapporre a una sedia difficile…


Vignetta di wronghands CC-BY-NC-ND

Nel mondo dell’informatica sono tante le parole composte, anche tra i marchi. Quindi, in inglese, diciamo: ‘internet, ‘notebook, ‘cellphone, ‘smart-phone, ‘youtube, ‘e-bay, ‘i-pad, ‘facebook, ‘wordpress…

A presto!
Simona